Comune di Aragona

Miniere di Zolfo

MINIERE DI ZOLFO I rosticci di zolfo sono il prodotto residuo del processo di fusione dell’insieme minerale-ganga.

Data:
19 Marzo 2009

Miniere di Zolfo

MINIERE DI ZOLFO

I rosticci di zolfo sono il prodotto residuo del processo di fusione dell’insieme minerale-ganga. Nel dialetto popolare questo materiale viene chiamato ginisi e le sue forme antropiche di accumulo ginisara. Il materiale oramai sterile, il cosiddetto rosticcio, quando si raffreddava veniva trasportato e depositato con appositi vagoni nelle discariche, ovvero nelle zone in prossimità  delle miniere.

Attualmente viene adoperato come “tout venaut” nella preparazione del manto stradale. La maggior parte dei rosticci sono localizzati intorno alla Montagna di Aragona ed hanno uno spessore che talvolta raggiunge i 30-40 metri. La morfologia di questi accumuli è quella di coni che hanno la parte sommitale spianata e si ritrovano isolati o adiacenti l’un l’altro. Questo materiale di riporto ¨ testimone di una precedente attività estrattiva dello zolfo. Giace per la maggior parte sul versante Est della Montagna di Aragona dove erano localizzate le discenderie delle miniere.

Le collinette hanno un colore rosaceo, conseguenza del metodo di cottura/estrazione, e presentano una scarsa copertura vegetale, indice della sterilità del terreno.¨Ricordiamo  il processo di estrazione della roccia mineralizzata che diene rosticcio.

 

La roccia mineralizzata veniva estratta dal sottosuolo dai minatori a colpi di picconate e in condizioni che sicuramente non tenevano conto delle norme sulla sicurezza dei cantieri;  poi veniva portata fuori a spalla o con vagoni per la successiva lavorazione. L’estrazione dello zolfo consiste nel separare il minerale dalla ganga calcarea, sfruttando la diversa temperatura di fusione dei due materiali. Attraverso il processo di cottura in apposite celle (forni), alla temperatura di 114° C circa, avveniva la separazione dello zolfo allo stato fuso. Il processo di separazione veniva effettuato tramite l’ausilio di due particolari forni quali “Calderoni” e forni “Gills”.

Il metodo dei Calderoni consiste nell’ammassare il materiale coltivato dalla solfara in grossi cumuli regolari. Il cumulo ha generalmente pianta circolare, limitata da un  muro, dal quale si sopraeleva a cielo aperto. Il suolo di quest’ultimo è formato da minerale già esaurito, ben battuto, ed è inclinato per facilitare la colata dello zolfo fuso verso l’apertura esterna.

Di fronte a quest’ultimo viene costruita una cameretta la cui volta è corredata da un camino per l’uscita dei gas, nocivi agli operatori. 
Eseguita la carica di questi forni,  lentamente lo zolfo fondeva e si raccoglieva nel cunicolo posto in basso e scorrendo si versava in vasche o cassette di legno inumidito, dove solidificava in “pani” di 50-60 kg. 

 

Una parte dello zolfo bruciando funzionava da combustibile, ciò naturalmente determina una parte di minerale che varia tra il 30-40%. Tale metodo è rudimentale dato lo scarso rendimento dovuto alla notevole percentuale di zolfo che bruciando si perde sotto  forma di anidride solforosa, dannosa agli operatori ed alla vegetazione circostante.Ultimata la cottura in una cella il fuoco veniva passato in quella adiacente in modo tale che la precedente poteva essere svuotata e pronta all’uso senza perdita di tempo.

Ultimo aggiornamento

19 Marzo 2009, 01:00

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