|
In data 26 giugno 1336, Federico II di
Sicilia riconosceva Pericono (corruzione di Pier Ugone) Naselli discendente del
Re longobardo Liutprando.
In quella stessa occasione a Pericono e ai suoi eredi, venivano concessi i
feudi di Mucarda e della Mastra, siti nel territorio di Butera, quale
ricompensa per i servigi resi alla corona.
L’origine del nome Naselli si attribuisce
al figlio del già citato Liutprando, Nasello Palatino il quale sposò la figlia
del Principe longobardo Ottaulfo Olimpreda. Dalla loro unione nacquero cinque
figli: Liutprando II, Ottaulfo, Ugolino, Enrico ed Astolfo. Da Ugolino nacque
Nicolao che sposò Noverina Palli.
Proprio in seguito a questo matrimonio lo
stemma della famiglia Naselli, in cui era raffigurato un leone d’oro rampante
su campo azzurro, s'arricchì di tre globi posti sotto una fascia.
Pier Ugo Nasello, figlio di Nicolao sposò
Caterina Vegeri, figlia di un nobile milanese. Tra i discendenti di Pier Ugo
figura il su citato Pericono, che alla fine del XIII secolo si trasferì in
Sicilia al seguito di re Federico II d’Aragona.
La fedeltà mostrata nei confronti della
casa regnante di Sicilia, procuro ai Naselli molti privilegi che man mano
rafforzarono il prestigio di cui godeva la famiglia nell’ambito della nobiltà
siciliana.
Sarà poi re Alfonso che farà compiere
alla famiglia Naselli il salto di qualità tanto desiderato. Infatti re Alfonso
nominerà Pericono II, figlio di Riccardo e pronipote di Pericono I, suo
rappresentante diplomatico presso gli altri stati della penisola italica.
Le
ricchezze accumulate permisero a Pericono II d'acquistare la baronia, la
terra e il castello di Comiso con il suo mero
et misto imperio che gli fu confermato nel 1453. Inoltre il re
nominava lo stesso Pericono Secreto e Mastro Procuratore della Real
Corte in parecchie contee dell’isola, tra cui citiamo quelle di Ragusa
e Scicli.
L’ascesa sociale della famiglia Naselli era ormai inarrestabile. Ad
accrescere le già cospicue ricchezze di cui erano in possesso
contribuirono i matrimoni dei Naselli con le donne appartenenti a
famiglie nobili, ricche e soprattutto, senza eredi maschi.L’inizio dei
matrimoni prestigiosi si ha con il figlio di Pericono III, Baldassare I, il quale
nel 1399 s'unisce in matrimonio con Isabella Montaperto dei baroni di
Raffadali. Isabella aveva ereditato dal fratello Pietro Antonio, morto
senza eredi, i feudi di Maccalube e di Diesi che portò in dote al
matrimonio.
In
questo ultimo feudo sarà fondata la città di Aragona.
Altro matrimonio molto importante fu quello di Gaspare II, figlio di
Baldassare II e Donna Beatrice Aragona Tagliavia. Gaspare Naselli fu
uomo di grandi meriti, tanto da ottenere il titolo di primo Conte di
Comiso nel 1571. Egli riprese l’antico privilegio della licentia
populandi concesso al suo antenato Gaspare Naselli Montaperto dall’imperatore
Carlo V, cercò di fondare un nuovo centro abitato nel feudo di Diesi,
ma non riuscì a completare l’opera per il sopraggiungere della morte
avvenuta a Comiso nel 1586. Rimasta vedova Donna Beatrice Aragona
Tagliavia sposa in seconde nozze Giacomo Saccano Barone di Casalnuovo.
Da Gaspare e Beatrice nacque Baldassare III che il 13 marzo 1598
sposerà Antonia Saccano Valdina, figlia di Giacomo Saccano e secondo
marito della madre Beatrice, impossessandosi così della baronia di
Casalnuovo e di molte altre proprietà.
Da Baldassare in poi le vicende della famiglia Naselli saranno legate a
quelle della città di Aragona e del palazzo che vi fu costruito. Tale
palazzo di proprietà dei Naselli, ha vissuto momenti di splendore
alternati a momenti di decadenza. Ma sarà utile soffermarci sulla vita
dei principi d’Aragona che si sono succeduti nella proprietà del
palazzo fino alla donazione all’orfanotrofio.
Il passaggio di Aragona da paese baronale a principato fu determinato
dal prestigio e dai meriti che i Naselli seppero conquistarsi.
Il Re Filippo IV, il 27 ottobre 1625 a Madrid con un reale privilegio
concesse a Luigi Naselli I Saccano, figlio di Baldassare Naselli, il
titolo di principe di Aragona e del suo territorio.
Il titolo prevedeva il diritto dell’ereditarietà secondo l’ordine
della primogenitura. Nel 1634 Luigi prese in moglie Eleonora del
Carriglio Toledo ottenendo in dote il maggiorasco del feudo di Ocampo,
in Spagna. Fu vice re della provincia Abruzzo e Cosenza e governò
Palermo, prima da Capitano nel 1659 e poi da Pretore 1660.L’anno dopo
fu deputato del Regno di Sicilia.
Luigi che si spense a Sciacca nel 1673, ebbe tre figli: Baldassare IV,
Emanuele e Francesco. Baldassare IV in virtù dell’essere primogenito
fu investito del titolo di Principe d’Aragona il 18 marzo 1664, per
donazione fattagli dal padre nel 1651.
Baldassare sposò Antonia Celidonie Fiorito Tagliavia, ricevendo come
dote una somma cospicua di denaro ed in più il diritto di riscattare la
terra e baronia delle Grotte.
Fu un uomo di prestigio e dall’animo generoso; svolse un ruolo molto
importante per la costituzione del paese e del palazzo. Durante il suo
principato egli fece costruire la chiesa di Nostra Signora del Rosario,
costituì i conventi dei Padri Cappuccini e dei Padri Mercedari Scalzi.
Come i suoi predecessori seppe farsi valere presso la corte ottenendo
diversi titoli e cariche, fu infatti Pretore di Palermo nel 1677 e nel
1698 e nel 1694 per la fedeltà mostrata al re, Carlo II gli conferì il
titolo nobiliare di Cavaliere del Tonson d’Oro.
Dopo la morte della moglie abbandonò titolo ed onori e vestì gli abiti
ecclesiastici. Titolo e beni passarono al figlio Luigi II che ottenne l’investitura
il 2 maggio 1703.
Fu decorato Grande di Spagna dal re Filippo V il 9 novembre del 1709 e
fu Vicario Generale del Regno nel 1718-19. Luigi Naselli II, seguendo l’esempio
del padre, alla morte della moglie abbraccio la vita religiosa e divenne
sacerdote facendo donazione del titolo di Principe di Aragona e delle
sue terre al figlio primogenito Baldassare V che fu investito il 23
aprile del 1711.
Baldassare V nacque nel palazzo di Aragona il 28 novembre del 1696, fu
il più illustre e influente dei Principi di Aragona; anche se il suo
tenore di vita decisamente alto lo costrinse a lapidare buona parte
delle ricchezze accumulate dagli avi nel corso degli anni.
Fu Capitano di giustizia nel 1724 e Pretore nel 1734 a Palermo, deputato
del Regno nel 1732, nel 38 e nel 1741. Nel 1734 fu nominato Ambasciatore
del Regno di Sicilia presso gli Stati di Parma e Piacenza e nel 1738 fu
anche Presidente del Supremo Consiglio di Sicilia.
Mentre ricopriva la carica di Maggiordomo Maggiore e Capo Ufficio della
Casa Reale a Napoli, sua moglie Donna Laura Morso, fu Donna di Corte di
Sua Maestà la Regina Omalia.
Nel 1747 Baldassare V divenne Cavaliere di Malta e di San Gennaro. Morì
a Parigi, dove s'era recato per curare una grave malattia il 28 maggio
1753; il suo corpo fu trasportato a Comiso e sepolto nella Chiesa della
Collegiata che lui stesso aveva fatto costruire.
Alla sua morte gli successe suo figlio Luigi III, nato nel 1717 a
Castellammare del Golfo, il quale fu investito Principe il 13 aprile del
1754. Questo Principe, così come i suoi predecessori rivesti importanti
cariche tra cui quelle di Capitano della Guardia Reale Viceregia del
Regno, Colonnello di Fanteria, Deputato del Regno nel 1762.
Ebbe anche molti titoli tra cui quello di Grande di Spagna, Gentiluomo
di Camera con Esercizio e Cavaliere di San Gennaro nel 1759.
E' ricordato anche per avere sposato la zia materna Donna Stefania
Morso, per aver venduto il feudo di Maccalube a Don Biagio Monreale nel
1764. Morì il 23 dicembre 1773 a Palermo.
Il figlio primogenito Baldassare VI ricevette l’investitura a Principe
di Aragona il 25 febbraio 1775. A 21 anni sposò Marianna Alliata di
Villafranca ricevendo in dote 52.000 scudi.
A differenza dei suoi antenati Baldassare VI, non ricoprì cariche
istituzionali importanti, nè fu insignito di titoli nobiliari. Al
contrario egli è ricordato quale artefice del crollo finanziario del
suo casato. Infatti fu costretto a chiedere l’amministrazione
finanziaria dei beni per estinguere i numerosi debiti contratti.
In realtà il patrimonio dei Naselli aveva cominciato a dissiparsi
parecchi anni prima. Tale patrimonio era costituito dalla Contea di
Comiso, dal Principato di Aragona, dal Principato di Poggio Reale, dal
Marchesato di Gibellina, dal Baronato di Castellammare e dalle tonnare
di San Vito e di Scopello.
In
ciascuno di questi territori la famiglia Naselli aveva costruito un palazzo e
poi ancora dei mulini, locande e masserie. A questi possedimenti s'aggiungevano
anche il Maggiorasco di Ocampo tre ville (una a Bagheria, l’attuale villa
Cutò, una nello stradone di Mezzo Monreale, una nella strada dei Quattro Venti)
e un palazzo nel centro storico di Palermo.
Dopo la morte di Baldassare VI avvenuta a Palermo il 9 agosto del 1812, fu
nominato Principe di Aragona il nipote Baldassare VII, figlio di Luigi IV il
quale era morto prematuramente nel 1803 prima ancora d'ereditare il titolo.
Baldassare VII così come il nonno non ricoprì cariche pubbliche importanti. La
madre Stefania Galletti Oneto aveva sposato in seconde nozze il Principe di
Pantelleria Michele Requiesenz che amministra i beni di Baldassare fino a che
questi non divenne maggiorenne. Baldassare VI morì, celibe, nel palazzo di
Aragona nel 1863.
Con la sua morte s'estinse la discendenza diretta maschile della famiglia
Naselli. Le terre di Aragona e i titoli passarono alla sorella Marianna nata a
Palermo il 23 ottobre 1797, che divenne Principessa di Aragona. Marianna andò
in sposa a Don Nicolò Burgio, Duca di Villafiorita nel 1818. Da questo
matrimonio nacquero: Giuseppe, morto ad appena due anni, e Luigi che subentrò
nel titolo del Principe di Aragona alla madre morta nel 1870.
La fortuna dei Naselli, tuttavia, non duro a lungo. Avvenimenti drammatici
s'abbatterono sulla famiglia riducendola sempre più sul lastrico. Ecco quanto
scriveva Baldassare Naselli Galletti al re delle Due Sicilie. Federico I: “Al
momento d'entrare nella civile società Egli l’Esponente non trova che
sciagure, infortuni e desolazione, trova ridotta alla non esistenza la Casa di
Aragona, la quale altra volta emulava tra le più doviziose del Regno. Si vede
insomma nella necessità di non figurare tra i magnati ma tra i più abominevoli
mendici, giacche dalla sua Casa nell’attuale stato non può ricevere quanto
gli necessita per la vita naturale”.
Infatti il declino della dinastia di Naselli inizio quando nel 1803 Balbassare
fu arrestato a Palermo per un debito non pagato. Il principe, resosi latitante
protestò presso la Corte per l’affronto subito, per la mancanza di “quella
necessaria decenza che si conviene a coloro che sono stati ammessi al Real
servizio di Gentiluomini di Camera del re ed insigniti del Real Ordine di San
Gennaro”.
Il prestigio della famiglia, le cariche ricoperte nel passato, l’assoluta
fedeltà mostrata verso la Corona, non erano più elementi sufficienti a
preservare il Principe da una simile umiliazione. Evidentemente le circostante
erano mutate in peggio, e lo dimostra anche la riduzione degli impiegati che
lavoravano alle dipendenze dei Naselli.
Negli anni di maggiori splendori si contavano più di quaranta servi oltre a
quattro avvocati, un notaio, tre maestri per la contabilità, quattro maestri
fontanieri, un architetto e un bibliotecario.
Inoltre in ogni possedimento lavorava un gruppo di persone formato da un “Governatore”
che governava il paese in nome del Principe durante la sua assenza, un
segretario generale, un cassiere addetto a riscuotere le gabelle, un notaio, un
sovrastante con alcuni campieri, un agrimensore, un misuratore, un custode delle
carceri e un custode del palazzo.
Generalmente i creditori non avevano rapporti diretto con la famiglia Naselli e
l’origine del debito risaliva alle donazioni che i principi avevano istituito
in tempi lontani. Per esempio il patrimonio dei Naselli subì un grosso scossone
a causa del debito contratto con la Pia Opera Navarro di Palermo.
Per risalire alle cause che generarono il debito, dobbiamo ricollegarci ad una
rendita annua di 800 onze che il Principe Luigi Naselli aveva assegnato alla
madre Laura Morso nel 1754. La rendita era garantita da tutte le proprietà
presenti e future dello stesso Principe. Quando la principessa Laura morì, i
fratelli di Luigi (Diego, Salvatore, Mariano e Pericono) vollero che la suddetta
rendita facesse parte dell’eredità materna che fu suddivisa fra loro. Dopo
una lunga lite giudiziaria si giunse ad un seguente accordo: Baldassare, figlio
di Luigi s'impegnava a pagare agli zii una somma annuale di 90 onze.
Successivamente Diego e Mariano concessero 30 onze della loro rendita al
sacerdote Natale Messina che 1790 le cedette all’Opera Pia Navarro. Ma il
Principe di Aragona si rifiutò di pagare all’Opera la rendita dovuta, ciò
fece si che Rettori dell’Opera Pia venissero iscritti nei libri contabili dei
creditori della famiglia Naselli.
Nel 1823 il Principe Baldassare ricevette un’ingiunzione di pagamento di 510
onze, ciò causò l’ipoteca sul palazzo che i Naselli possedevano a Palermo in
via Alloro.
Quest’ipoteca durò fino al 1841 anno in cui il Principe estinse il suo
debito, cedendo parte del palazzo che però ricevette a titolo enfiteutico col
pagamento di 62 onze annui.
Ma le ipoteche che giravano sul palazzo erano molte e fu venduto per pochi
ducati.
Nel 1889 dopo la morte di Burgio Naselli il patrimonio della famiglia era
gravato da numerosi debiti. Tra i maggiori creditori ricordiamo il Banco di
Sicilia, la succursale Agrigentina della Banca Nazionale, la Cattedrale di
Agrigento.
Dalle denuncie di successione l’eredità di casa Naselli era stimata
1.739.527,42 lire, somma che fu insufficiente a coprire tutti i debiti
accumulati.
Si dissolveva così il patrimonio dei Principi Naselli che era stato accumulato
nell’arco di circa tre secoli, dai discendenti di Pericono che s'erano
succeduti nel governo della città di Aragona.
Tratto dal
libro del prof. Damiano Gaziano
"Aragona e i suoi Principi" |