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Un gruppo di miniere site nel territorio di Aragona in
contrada MINTINI, comprende le buche che sono ubicate lungo i lati della
montagna di Aragona
nelle quali per tutto il corso dell’ottocento ed i
primi del novecento si svilupparono delle miniere solfifere isolate, tutte con metodi di lavorazioni a carattere artigianale; questi ultimi
non ebbero sviluppo a causa della mancanza d’adeguati mezzi razionali
sia di produzione dello zolfo sia di eduzione delle acque.
Dal 1900 circa, dette miniere si consorziarono fra di
loro in modo da formare un complesso industriale capace di condurre
ricerche e lavorazioni su vasta scala. Quindi per opera della “Società des Mines” il gruppo di miniere di Aragona raggiunse uno sviluppo
notevole, tanto da poter essere incluso nel ristretto elenco delle grandi miniere solfifere.
Verso la fine dell’ottocento in tale gruppo di
miniere operò Stefano Pirandello sia come
commerciante sia come produttore di zolfo
attraverso un contratto di gabella che stipulò con il principe di
Aragona, Antonio Burgio Brancaccio. Il fondo che prese in concessione
costituiva una vasta estensione di terreni solfiferi in gran parte
esplorati e con miniere già attivate, in cui ebbe una partecipazione
diretta, anche se breve, il grande scrittore Agrigentino, in particolare nella conduzione della miniera che chiama “la Cace,
la zolfara grande” nel suo celebre romanzo “I vecchi e i giovani”,
riscritto definitivamente nel 1913. 
Costituitosi in società, Stefano Pirandello effettuò lavorazioni
presso la montagna Mintini di Aragona, ex feudo Diesi, per circa 10
anni. I lavori che la Società eseguì riguardarono le seguenti buche:
Taccia-Caci, Taccia, Mezzogiorno, Levaste, Salamone, Salamone piccolo,
Mandra Principe, San Pietro, San Giuseppe e San Vincenzo.
La miniera Taccia-Caci fu fonte di notevole guadagno
per la famiglia Pirandello, ma anche causa del dissesto finanziario che
compromise la salute mentale della moglie dello scrittore Donna
Antonietta Portolano, e che ritorna variamente nelle sue opere,
determinando che la vocazione alla letteratura diventi scelta obbligata,
il mezzo per procurarsi da vivere e far quadrare il bilancio familiare.
Il tema
“Pirandello & lo zolfo” è dunque un passaggio obbligato per
avvicinarsi a Pirandello uomo e letterato, difatti offre una nuova ed
ulteriore chiave di lettura sulla formazione del grande scrittore Agrigentino. Lo zolfo, infatti, contraddistingue variamente la
produzione di Pirandello come motivo ispiratore di parecchie novelle,
nelle quali è presente più che la zolfara, il mondo che gravita
attorno ad essa.
La proposta di valorizzare questi luoghi o meglio il
“luogo
pirandelliano” attraverso
il recupero della zolfara Taccia-Caci, seppellita attualmente da
rosticci di zolfo e l’eventuale riconversione della miniera in Museo
può offrire l’occasione per una conoscenza diretta del patrimonio
antropologico e materiale che ha caratterizzato la storia socioeconomica
del nostro paese. |